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Conferenza stampa aperta al pubblico il 9 settembre alle ore 11,30

Abbonamenti in vendita dal 10 settembre dal lunedì al sabato ore 15-19

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PRESENTAZIONE DELLA STAGIONE

È ormai nota a tutti la gravità della situazione economica in Grecia; quali che siano gli esiti del processo di ristrutturazione avviato a seguito del referendum dell’estate 2015, l’immediato futuro imporrà senz’altro alla popolazione ulteriori e pesanti sacrifici. Un quadro a tinte fosche, evidentemente, ma…

Che cosa c’entra il Teatro con tutto ciò?

C’entra, e molto. Almeno a giudicare dalla scelta del governo Tsipras di introdurre – nel novero delle misure facenti parte del pacchetto in discussione nel momento in cui ci troviamo a stendere queste note – una superagevolazione del corrispettivo ellenico dell’IVA al 6% (minore, quindi, rispetto all’imposizione del 10% in vigore in Italia per il medesimo comparto commerciale) per farmaci, libri e biglietti teatrali.

Il messaggio che proviene dalla Grecia – un messaggio di straordinaria civiltà – è chiaro: la Cultura, è essenziale per lo spirito, tanto quanto i farmaci lo sono per il corpo.

In questa medesima sede di presentazione della stagione del Teatro Dehon, sia pure molti anni addietro, avemmo modo di sottolineare come, negli anni successivi alla Grande Depressione del 1929, il governo statunitense incentivasse l’attività teatrale nel paese, anche mediante l’erogazione di fondi dedicati – fatto senza precedenti e susseguenti, nel quadro ultraliberista dell’economia USA; ma forse mai ci saremmo aspettati di vedere la storia ripetersi, per di più in Europa e a così poca distanza da noi.

Greche sono le radici della civiltà occidentale, e greche sono le radici del teatro. Greci furono i fondatori del mito di Europa (e, forse per nemesi, parrebbero, oggi, doverne esserne le vittime, i pharmakoi destinati all’esilio). E proprio dalla Grecia giunge oggi questa straordinaria lezione, un vero guanto di sfida gettato in faccia all’arroganza viscida della modernità economico-finanziaria: “Il valore della nostra identità”, paiono dirci i nostri più prossimi cugini, “non è negoziabile”.

Un gesto dal valore straordinario, insomma, la cui portata simbolica va forse al di là delle intenzioni coscienti di chi pur ha inteso compierlo; e che, anche qualora il provvedimento dovesse essere stralciato, testimonierà di un pensiero e di una volontà di riscatto che vedono nella Cultura una leva essenziale. La Cultura necessaria come i medicinali, e quindi come essi soggetta a tassazione agevolata. (Ricordiamo solo di passata come, sino a tempi recenti, in Italia i biglietti teatrali fossero considerati, al fine dell’esazione fiscale, “beni di lusso” a tutti gli effetti).

Esaurita questa doverosa premessa, necessaria per sottolineare come e quanto differente sia la percezione dell’attività culturale negli altri paesi dell’Unione Europea – per una volta non prendendo a modello realtà economicamente superlative –, e come il margine d’intervento statale nei riguardi del settore Spettacolo sussista ampiamente anche presso realtà economiche “disperate”, qualora ne esista la volontà, passiamo ora ad introdurre le attività del Teatro Dehon per la stagione 2015-2016.

Inizieremo col sottolineare la continuità con il passato, relativamente alle politiche di facilitazione all’accesso e alla promozione delle fasce di pubblico defavorizzate al consumo teatrale. Il successo riscosso dalla formula Salvateatro (che prevede quest’anno sette spettacoli a 49 €) è stato tale da farci auspicare per la stagione 2015-2016 il superamento della soglia dei mille abbonamenti venduti (solo per questo abbonamento). Una meta la cui raggiungibilità potenziale conferma, in ogni caso, la forte richiesta di teatro che la città metropolitana di Bologna sempre maggiormente va esprimendo; e che costituisce al tempo stesso un indicatore incontestabile dell’efficacia che tale iniziativa presenta sul piano sociale

A tal proposito, maggiore respiro abbiamo dato nelle ultime stagioni al progetto – già in essere da alcuni anni – Palcoscenici Metropolitani, riservato ai Comuni della provincia di Bologna sprovvisti di teatri propri o limitati nell’attività di esercizio, ora implementato dalla realizzazione e distribuzione sul territorio di una specifica Dehon Card: una vera e propria carta servizi distribuita a titolo assolutamente gratuito attraverso la collaborazione di referenti designati dai singoli Comuni convenzionati, che garantisce, oltre all’accesso a prezzi agevolati alla gran parte degli spettacoli in cartellone, la possibilità di interagire maggiormente con il Teatro e la sua attività. Mette conto ricordare come il rapporto di sinergia con i Comuni abbia portato, per la scorsa stagione, a una fruttuosa microattività sul territorio (sotto forma di reading di poesie, incontri letterari in forma di spettacolo, attività didattica, tutti rigorosamente realizzati a costo zero sia per le Amministrazioni, sia per il pubblico), articolatasi in iniziative presso centri sociali, case protette e altri spazi non deputati, al fine di diffondere quanto più possibile un interesse autentico per la Cultura dello Spettacolo a quanti ancora faticano ad accostarvisi.

Ulteriore novità, che potremmo dire completa a 360° le caratteristiche d’offerta di spettacolo che il Teatro Dehon presenta, è costituita dallo stretto rapporto di collaborazione con Fantateatro, che prenderà vita nella prossima stagione. Abbiamo inteso, avvalendoci della collaborazione di questi bravi professionisti, aprire le porte del teatro anche a un pubblico infantile, mediante proposte mirate, concepite e realizzate da una compagine specializzata nel coinvolgimento dei più piccoli, modulate sulla doppia frequenza tematica delle favole e del racconto folklorico rappresentato sulla scena (per i bambini più piccoli), e su quella della rivisitazione di alcuni classici del teatro, da Shakespeare a Molière (per i ragazzi più grandi).

Come di consueto infine, cara al pubblico più maturo (e importante sul piano della preservazione dell’identità e della Cultura territoriale), riprende la Rassegna di Teatro Dialettale, da quest’anno nuovamente coordinata da un vero esperto del settore, il popolare Giampaolo Franceschini, chiassoso e istrionico testimone di una Bologna che più teatrale non si può.

Gettando un’occhiata ai titoli in cartellone, e senza pretesa alcuna di esaustività, segnaliamo come la stagione si apra con una produzione di Teatroaperto, il giallo classico Trappola per Topi, che vede il rientro in compagnia di due attori bolognesi formatisi presso la scuola del Teatro Dehon, e oggi attivi presso Fantateatro, Umberto Fiorelli e Valeria Nasci, oltre ad Aldo Sassi e Alessandro Fornari. Teatroaperto riprende poi, ancora una volta, i suoi cavalli di battaglia: Il Cardinale Lambertini, La cena dei cretini e Il rompiballe, di Francis Veber e il grande successo della scorsa stagione Il canto del Cigno di Anton Cechov, che ha visto in scena l’affiatato duo Guido Ferrarini e Aldo Sassi.

Forti del successo riscosso la scorsa stagione, anche in virtù della loro simpatia e della grande professionalità, ritroviamo la coppia di figli d’arte Marco Morandi e Carlotta Proietti, protagonisti di uno spettacolo improntato a un tema di stringente attualità ben riassunto già dal titolo: Precari. Giulio Pizzirani e Fernando Pannullo celebrano poi il capolavoro di Giovanni Boccaccio con l’allestimento Decameron Suite. Sempre sul fronte del teatro in musica troviamo quindi il nome di una delle più raffinate e talentuose musiciste italiane, Andrea Mirò, che mette in scena L’ultimo giorno di sole, del mai dimenticato Giorgio Faletti (che del Teatro Dehon fu a più riprese splendido ospite).

Le 3 donne in cerca di guai, come da titolo dello spettacolo, sono nientemeno che tre glorie indiscusse dello spettacolo italiano. Corinne Clery, Barbara Bouchet e Iva Zanicchi, in scena dal 27 al 29 novembre; seguono poi Marco Berry, direttamente da Le Iene, e, con l’inizio del 2016, Antonello Costa, straordinario talento romano che ripropone oggi un’attualizzazione dell’avanspettacolo d’antan: senz’altro un nome destinato a divenire familiare al grande pubblico.

Tra i titoli più attesi della stagione troviamo poi l’adattamento teatrale di Un borghese piccolo piccolo, magistralmente interpretato sul grande schermo da Alberto Sordi negli anni ’70, e oggi proposto da una coppia tra le migliori in assoluto del grande teatro italiano: Giuseppe Pambieri e Lia Tanzi.

Tutte da ridere le Cronache sessuali, dato che il cronista in questione è nientemeno che Antonio Cornacchione, stralunato eppur acuto critico del costume; Stefano Masciarelli e Bebo Storti offrono poi Un ladro in casa, testo brillante ma non privo di spunti di riflessione. E sempre sul fronte dello spettacolo brillante, troviamo i nomi di Sergio Sgrilli, interprete di Rexital, e Gabriele Cirilli, in Tale e quale a me.

L’altra metà del cielo, per usare una formula trita, in chiave ironica, si trasferisce sulle tavole del Dehon con tre nomi d’eccezione: si tratta di quelli di Anna Mazzamauro, amica personale e straordinaria interprete di prosa, per questa stagione in Nuda e cruda (e come dubitarne, visto il terribile piglio che la contraddistingue?); della non meno straordinaria Milena Vukotic, in Regina Madre; e della bolognese Sandra Cavallini, in Tre di due, scritto in collaborazione con Paola Gabrielli.

Ospiti fissi del cartellone sono poi Mario Zucca e Marina Thovez, due vite davvero votate al teatro, che presentano La mia Odissea, e quindi Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio nell’adattamento teatrale della commedia nera americana Lei è ricca, la sposo e l’ammazzo.

Vogliamo da ultimo segnalare i nomi delle “punte” felsinee della stagione che ci onorano della loro presenza: si tratta di Luciano Manzalini, ironico e raffinato interprete di Scritto misto; di Paolo Maria Veronica e Roberto Malandrino, che ripercorrono la propria storia artistica e personale in Malandrino e Veronica story; di Giorgio Giusti e dello straordinario bluesman Giorgio Cavalli (finalmente nel nostro Teatro) in Treno blu, opera teatrale ispirata alla musica afroamericana; e dalla coppia d’assi Duilio Pizzocchi e Giuseppe Giacobazzi, orami tradizionalmente ospiti autunnali del Teatro Dehon, quest’anno interpreti di Duplex 1000, in scena dal 16 al 18 ottobre.

Piero Ferrarini

 

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