Amleto - I dardi dell'avversa fortuna

Amleto Dehon cop copia

  • Incluso nell' abbonamento Dehon Prosa 6 e Dehon Prosa 8 
    Ingresso omaggio per gli abbonati

    Un Amleto come non l’avete mai visto: commovente, comico, catartico. Per la regia straordinaria di
    Alessandra Cortesi. La rivelazione dell’anno.

    Co-produzione Teatroaperto/Teatro Dehon e Gli amici di Luca

    AMLETO I dardi dell'avversa fortuna

    Drammaturgia e regia Alessandra Cortesi
    Coordinamento pedagogico: Antonella Vigilante
    Con:
    Amleto: Nino Benni, Claudio Bocchi, Claudio Calabrò, Francesco Cannova, Federico Giannini, fabrizio Maccaferri, Andrea Parini
    Ofelia: Silvia Bortolotti, Martina Celi, Maria Cristofori, Laura Habili, Olli Rasini, Mara Vapori, Katia Zanotti
    Il Coro: Augusto Acquabona, Luca Andretti, Federico Benuzzi, Luca Comastri, Matteo Orsoni, Alberto Pullini
    Orazio: Daniele Pandolfi
    Lo spirito di Re Amleto: Enrico Ferrucci
    Gertrude: Antonella Vigilante, Franca Draghetti, Rita Bocchi, Maddalena Benni, Barbara Zambelli
    La Pazzia: Amalita Danza
    Il Presentatore: Fulvio De Nigris
    e con GUIDO FERRARINI nel ruolo del Capocomico

    Oggetti di scena: "Attività riabilitative insieme" e AmaAnto
    Luci: Vittorio Perelli
    Maschere: Luca Comastri
    Video: ArteFragile

    QUANDO: dal 15 al 17 Ottobre 2019,  ore 21 e dal 31 Marzo al 2 Aprile 2020, ore 21
    Biglietti acquistabili online sul circuito vivaticket logo nuovo
    e presso la biglietteria del teatro

    PREZZI  
    € 25,00         Intero + € 2.00  di prevendita
    € 22,00  Ridotto (tutte le riduzioni) + € 1.00  di prevendita
    € 13,00  Riduzioni speciali: abbonati, under 18 e comuni convenzionati + € 1.00 di prevendita 
       
  • Amleto, un testo che abbraccia il tutto, tra le sue parole si possono trovare amore, tragedia, commedia, lotta, morte e non morte. L’essere umano scandagliato in ogni sua sfaccettatura.
    Ecco perché si rende necessario compiere delle scelte per ridurlo e avvicinarlo ad un gruppo che è abituato ad esprimersi giocando, in situazioni performative poco verbali e molto libere.
    Il nostro percorso è partito dalla sfida naturale data dalle parole di Shakespeare e da una costruzione più rigida e vincolante del solito; come sempre abbiamo accettato la sfida.
    Di quest’opera cosa ha risuonato nel gruppo?
    Un padre apparentemente morto, ma che, se pur distante, può ancora parlare ad un figlio rimasto orfano a causa di un tradimento.
    E se il tradimento fosse l’offesa della malattia, che pur conservando la forma dell’uomo conosciuto, ne cambia la sostanza?
    Quella morte-non-morte che spesso viene immaginata per le persone durante coma e che sembra rimanerne un po’ attaccata anche al risveglio.
    Cos’altro?
    La difficoltà e il carico di genitori e compagni che subiscono la stessa offesa, e attendono, lottano, credono in chi era e continua ad essere, anche se in modo differente, il loro caro.
    E poi c’è il monologo dei monologhi, quella fotografia dell’istante della crisi ...
    Essere pronti è tutto...
    In una scena in cui la parola scritta è frammentata, sette Amleti , sette Ofelie, sette angeli custodi, cinque Gertrudi e una Pazzia declinata in varie sfumature, si mettono a disposizione dello svolgimento della trama, concedendosi solo le parole autentiche del bardo.
    Viste le peculiarità del gruppo, ho scelto di rinforzare i segni, di ripeterli, di moltiplicarli, di renderli attraverso diversi canali sensoriali.
    Non so, non sappiamo a priori, quale proposta potrebbe fissarsi in una memoria instabile, ne’ quale passaggio del testo possa confortare un cuore solo.
    Usiamo la pluralità di segni, di voci, di corpi, forti del fatto che siamo una comunità anomala e vogliamo integrarci.
    Per questi motivi, il linguaggio teatrale che più ci rispecchia è la coralità, in risposta ad un’individualità che ci rende più fragili e più diversi di quanto siamo realmente.

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