COMUNICAZIONE IMPORTANTE:

Tutti coloro che sono in possesso di biglietti o abbonamenti per spettacoli sospesi a causa dell'emergenza Covid-19
devono conservare i titoli di ingresso, poiché gli spettacoli verranno riprogrammati non appena possibile.
Per fare ciò è necessario che il teatro abbia la piena disponibilità dei posti; non appena si verificherà
questa condizione, la Direzione procederà alla riprogrammazione degli eventi.


 LOGO SANO E PURO DEFINITIVO 1

Questo locale è sanificato e purificato con sistema bi-zona.
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Orari Uffici
Dal lunedì al venerdì | ore 9 -13 e 15 -19
Biglietteria
Dal lunedì al sabato | ore 15 - 19
Contatti
Tel. 051-342934
Mail. biglietteria@teatrodehon.it 

 

Torniamo al Teatro Dehon

Torniamo al teatro Dehon

Care Amiche e cari Amici,

settembre è arrivato e con lui la riapertura del vostro Teatro Dehon.

In questi ultimi mesi, le vostre e-mail e le vostre telefonate ci hanno fatto apprezzare pienamente l'affetto che provate - e proviamo - per questa forma d'arte.

Siamo quindi pronti a offrivi una doppia stagione:
- una in partenza da ottobre con termine a dicembre,
- una seconda che partirà a gennaio e terminerà a maggio.

Per la prima stagione la capienza della sala sarà ancora ridotta, pertanto sarà possibile acquistare solo biglietti. Si tratterà di una stagione-aperitivo, sempre di tutto rispetto, che vi stuzzicherà per la stagione 2021 con la vendita di abbonamenti.

È una novità, una modifica delle abitudini di tutti, lo sappiamo bene.
Ma sappiamo anche molto bene che possiamo contare su tutti voi.

Vi aspettiamo quindi per l'aperitivo!

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"Io volevo fare l'attore" emoziona i suoi lettori

Il libro di "memorie costruttive" del nostro Presidente Guido Ferrarini continua a regalare emozioni ai suoi lettori.
Di seguito, un'appassionata recensione di "Io volevo fare l'attore".

Un libro, anzi un volume, che ho letto molto volentieri e con molto interesse. Perché dice la verità. Inoltre, cosa non trascurabile, è scritto in un italiano piacevole e scorrevole, non più d'uso, in questi tempi "bui". Contiene una vita teatrale lunga 57 anni (1963-2020).
Ci parla di teatro, per il quale si intuisce il profondo amore che lo pervade, ma anche della vita reale, nei suoi momenti storici, di cui quel periodo è colmo. La strage della stazione di Bologna, le Torri gemelle di New York, eventi terrificanti che il sensibilissimo pennino del teatro registra immediatamente, con tutte le conseguenze negative che ne derivano. È un percorso a stazioni, costituite dai più di 60 spettacoli che Ferrarini ha diretto e interpretato e, qualche volta, anche scritto. Ci sono molti testi scritti da Ferrarini o da suo figlio Piero, che gli è succeduto nella direzione artistica.
L'ambizione più grande, che traspare dalle pagine del libro, e in parte felicemente riuscita, è quella di essere un percorso formativo per chi si accinge alla lettura, soprattutto per i giovani.

Matteo Pirani

Per saperne di più e per acquistare il libro: amzn.to/io-volevo-fare-l-attore

Io volevo fare lattore copia

                                                                                                       

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Un affollato spazio vuoto

(Lettera aperta ad un pubblico che non c'è)

Cari Spettatori,

permettete che mi rivolga a voi direttamente, senza preamboli né formalismi, così come si fa tra intimi. Il volgere degli eventi attuali impone purtroppo, almeno da questo punto di vista, l'accorciamento delle distanze; esige che si vada al sodo; richiede nervi saldissimi, certo, ma anche (e forse soprattutto) schiettezza e sincerità.

La portata della crisi che ci troviamo a fronteggiare non trova paragoni possibili nei tempi recenti. Essa investe infatti ogni ambito della vita associativa: dall'istruzione al mondo del lavoro, dai settori economici sino al senso della spiritualità, dalla grande politica ai semplici e quotidiani rapporti interpersonali. 

Non credo sia eccessivo preconizzare come questa epidemia preluda ad una ridefinizione complessiva dei valori che innervano una società europea ed italiana destinata ad uscire dall'emergenza profondamente trasformata fin nelle sue basi. Il nocciolo della questione è però il seguente: come sarà possibile governare tali mutamenti senza perdere il senso stesso della nostra individualità umana e culturale? Ci troviamo disarmati e quasi impotenti dinanzi ad un'insidia invisibile eppure pericolosissima.

E non mi riferisco al Coronavirus, bensì al nichilismo che rischia di avviluppare tutti noi, destinati come siamo agli arresti domiciliari sine die, e ad un'ancor più brusca "virtualizzazione" della vita... almeno per il momento, perché - come auspichiamo - le cose potrebbero in futuro volgere al positivo.

Mi trovo oggi ad osservare la realtà da una posizione paradossale, che neanche la mia fantasia di commediografo e autore avrebbe potuto immaginare per i personaggi che riempiono la scena. Sono direttore di un teatro vuoto: senza pubblico, senza attori, senza macchinisti, senza personale. Senza niente.

In compagnia dell'unica certezza di una chiusura imposta ex lege, giustificata ed opportuna (ma non per questo meno dolorosa), destinata a protrarsi per settimane e forse per mesi.

In compagnia di tutto ciò e di un pugno di compagni di avventura, tanto matti da essersi imbarcati insieme al sottoscritto sulla nave perigliosa - stultifera navis! - del Teatro, e così incoscienti da non scenderne neppure in un momento come questo! [Fossi un saggio indiano od un filosofo, mi verrebbe da chiedermi se sia più folle il folle stesso o i folli che lo seguono... Ma, appartenendo alla famiglia dei guitti, certe cose non riescono davvero a sorprendermi: pratichiamo un'Arte antica, ed ugualmente arcaicizzanti  sono i rapporti di fedeltà che ci legano gli uni agli altri].

In compagnia delle tante telefonate degli spettatori (il nostro pubblico) - autentica teriaca per il mio umore tendente al nero - che mi chiedono quando riapriremo la sala; quando si potrà tornare a teatro; quali spettacoli potranno essere recuperati (e quali, purtroppo, non lo saranno). Che mi domandano degli appuntamenti per i ragazzi di Fantateatro, del teatro brillante e di quello meno brillante... Voci senza volto danno consigli, che esprimono solidarietà, che avanzano proposte... Che mi fanno sentire - nel mio ruolo di uomo di spettacolo, e forse di cultura - meno inutile ed inservibile di quanto questo mondo globalizzato e senz'anima vorrebbe...

Ed ecco che un dubbio, subitaneo e folgorante come ogni intuizione dovrebbe essere, mi assale: forse questo castigo numinoso un suo recondito senso ce l'ha: quello di far brillare per assenza ciò che noi teatranti rappresentiamo, nel quadro di un sistema che - per dirla parafrasando un grande inattuale - parrebbe non volerci più. Destino bizzarro, ma forse non insolito per un'Arte che fu sacra, quello di riaffermarsi mediante la propria scomparsa.

Molti anni fa, osservando un'eclissi dalle scogliere normanne di Fécamp, intuii che quel formidabile  fenomeno astronomico altro non fosse che un grandioso e divino spettacolo messo in scena ed offerto al pubblico per esaltare, celandola, la maestosità del Sole. Oggi ravviso qualcosa di similare, negli accadimenti che sconvolgono l'Italia (terra dei tori) e l'Europa (guarda caso proprio da un toro rapita!): un simbolico ammonimento, lanciato dall'Olimpo e diretto agli abitanti del Vecchio Continente; una pressante esortazione a tornare a forme di socialità vera; a riscoprire le radici del presente, curandone la germinazione per il futuro.

Quando tutto questo sarà finito, ed il Coronavirus verrà confinato al novero dei brutti ricordi, forse guarderemo diversamente alle meraviglie dell'elettronica ed alle suggestioni di un mondo 2.0, desiderando ritrovare invece il piacere di stare insieme davvero (e non attraverso la mediata virtualità di un sistema informatico). Se così sarà, se questa disgraziata occorrenza servirà a rinsavire dalla hybris tecnologica, rimettendo al centro del reale l'Uomo ed i suoi bisogni autentici, dei quali il Teatro si fa espressione più autentica, allora si potrà affermare - ricorrendo alla popolare saggezza - che non tutti i mali vengono (solo) per nuocere. 

Sperando di poter presto tornare a servire Voi e il Teatro, vi abbraccio calorosamente.

Piero Ferrarini

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Giacobazzi e Pizzocchi al Dehon 9 e 10 Maggio 2020

Un grande ritorno al Teatro Dehon!
Sabato 9 e domenica 10 Maggio 2020 ore 21, Giuseppe Giacobazzi e Duilio Pizzocchi in GIACOBAZZI&PIZZOCCHI 2020
Biglietti € 35.00.

Lo spettacolo previsto per Venerdì 8 Maggio è stato spostato a Domenica 10 maggio ore 21.00 a causa degli spostamenti degli spettacoli provocati dalla chiusura dei teatri dal 24 febbraio all'8 marzo.
I biglietti acquistati per Venerdì 8 Maggio hanno validità per Domenica 10 Maggio.
Lo spettacolo non può essere inserito all'interno degli abbonamenti liberi.
Info biglietteria: 051-342934 dal martedì al sabato ore 15-19.

Giac Pizz cop 2

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CONVENZIONE PALCOSCENICI METROPOLITANI
I residenti dei Comuni convenzionati potranno accedere agli spettacoli in cartellone con uno sconto fino al 50% sul biglietto. I Comuni convenzionati, ad oggi, sono: Baricella, Castenaso, Granarolo dell’Emilia, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Monghidoro, Ozzano dell'Emilia, Pianoro, Sala Bolognese, Vergato. Per avere maggiori informazioni sul progetto Palcoscenici Metropolitani o fare richiesta di convenzione visitare la pagina dedicata: progetto Palcoscenici Metropolitani.

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Biglietteria e uffici 051.342934 , Via Libia 59 - biglietteria@teatrodehon.it

 

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