Il Teatro come materia di studio: un percorso innovativo

Il Teatro come materia di studio: un percorso innovativo

Talvolta il nuovo anno – e non un anno qualsiasi, bensì quello attuale, che segnerà per il Teatro Dehon il 40° della gestione ad opera di Teatroaperto – si apre all’insegna dei migliori auspici.

Solo pochi giorni addietro, infatti, sono venuti a farmi visita Erica ed Angelo Fierro, fondatori e coordinatori di un’Istituzione pedagogica di nuova concezione, sorta nel panorama bolognese, che costituisce senz’alcun dubbio un’autentica eccezionalità nel quadro della formazione scolastica secondaria: il Liceo delle Scienze Umane Economico-Sociale ad Indirizzo Teatrale Orsa Maggiore.

Osservando il sobrio dépliant informativo che ne tratteggia il programma e le finalità stento, tuttora, a credere ai miei occhi; infatti, come emerge dando una scorsa al piano formativo – che risponde pienamente alle norme ministeriali, garantendo quindi l’accesso integrale all’insegnamento universitario -, vengono introdotte quali attività curricolari, materie quantomeno “insolite”: dizione; tecniche di recitazione; Commedia dell’Arte; storia del teatro e della danza; illuminotecnica; scrittura drammaturgica… e l’elenco potrebbe continuare.

Ritengo superfluo soffermarmi sul valore prettamente culturale di questa straordinaria iniziativa, che completa – per così dire – l’offerta formativa rivolta agli studenti medi in cerca di una “collocazione” didattica confacentesi alle proprie aspirazioni professionali od inclinazioni interiori (per quanto ciò possa parere inattuale, specie in un’epoca “behavioristica” come la nostra, la scelta del Teatro è quasi sempre, al pari del sacerdozio, frutto di una vocazione), al pari dei già collaudati Licei Artistico e Musicale. Limitiamoci quindi a sottolineare come essa colmi una delle molte lacune ancora presenti nell’ambito complicato costituito dal sistema scolastico italiano.

Solo di passata, a conferma di quanto sopra, si ricordi come entro il quadro dell’istruzione superiore statunitense, già da molti decenni attività scenico-teatrali rientrino a tutto tondo nei programmi accessori delle celebri High Schools (equivalente USA dei nostri licei), strutturandosi nell’attività dei cosiddetti drama clubs; ciò per preparare gli studenti ad un prosieguo di carriera entro centri di formazione universitari o paritetici, in vista di un compimento finale detto “Bachelor of Fine Arts”, come ad esempio la prestigiosissima Carnegie Mellon University della Pennsylvania o l’ancor più celebre Juilliard School di New York.

Animati dal sano spirito pragmatico dei pionieri, gli americani hanno compreso prima di noi – che, malgrado parecchi millenni di Storia, stentiamo a cogliere l’importanza ed il valore rivestito dalle attività culturali nella formazione del cittadino – come l’attività teatrale tenda a migliorare efficacemente gli skills complessivi dello studente medio: al pari dello sport, essa fortifica lo spirito di gruppo, motiva, rinsalda, istruisce e permette di scoprire potenzialità ignote nell’individuo.

Vi dicono nulla i nomi di Leonardo di Caprio, Meryl Streep, Brad Pitt o Tom Hanks? Bene, non vi stupisca allora sapere che queste stars hanno iniziato il loro percorso proprio negli anni del liceo; e proprio grazie alle attività dei drama clubs.

Riflettiamo sui benefici che un’attività teatrale condotta negli anni adolescenziali può apportare anche nel caso di un percorso universitario non specialistico. Immaginiamo quale possa essere il vantaggio selettivo di un giovane avvocato fresco di pratica, qualora alla congruità dei corsi giurisprudenziali egli possa abbinare una pregressa consuetudine ad esprimersi in pubblico senza timore… Figuriamoci un architetto, in procinto di presentare un progetto importante, che richiama alla mente quanto ha appreso memorizzando un copione negli anni del liceo (con tutto ciò che tale attività comporta in termini di organizzazione del discorso, capacità espositiva e presenza a se stessi)…

Oppure, molto più semplicemente, pensiamo alle opportunità che un percorso, come quello in questione, può offrire entro una prospettiva umanistica specifica: vale a dire una Laurea in Discipline dello Spettacolo o la frequentazione di un’Accademia di recitazione quale la Silvio d’Amico di Roma – il cui titolo conferito ha oggi valore equipollente alla Laurea triennale, sia a fini concorsuali od in vista della continuazione degli studi.

Com’è ormai ampiamente assodato, lo studio e la pratica del Teatro possono concorrere alla risoluzione di situazioni difficili: anche in Italia, da decenni, l’esperienza dello spettacolo a fini terapeutici ha prodotto risultati sbalorditivi – come l’attività di Casa dei Risvegli a Bologna, mirante alla riabilitazione di pazienti con esito di coma, dimostra compiutamente da decenni. Al pari del valore che la medesima pratica assume in situazioni specifiche, laddove il reinserimento di personalità problematiche viene facilitato grazie all’impiego di metodologie teatrali. E’ noto poi – ma si potrebbe continuare con altri esempi di applicazioni pratiche – lo stretto rapporto tra discipline psicoanalitiche e rappresentazione in forma scenica del vissuto individuale (la cui attinenza con l’Arte teatrale è incontestabile); tanto che il genio euristico di un Roberto Assagioli ha ben potuto far riferimento ad una vera e propria “regia dell’Io” quale elemento di mediazione tra le diverse componenti della personalità.

Prescindendo quindi da qualsivoglia esito professionale potenziale, ritengo si possa affermare al di là di ogni dubbio come l’esperienza teatrale, performativa e persino scenotecnica (con il conseguente corollario rappresentato dallo sviluppo di capacità “artigianali”, oggi sciaguratamente carenti nei giovani) costituisca un’integrazione validissima al normale percorso scolastico; ecco perché non si può non salutare con estrema soddisfazione la nascita anche a Bologna di un Istituto come il Liceo delle Scienze Umane Economico-Sociale ad indirizzo Teatrale Orsa Maggiore, che il Teatro Dehon sente il dovere di sostenere come e quanto più potrà, nel presupposto di una maggiore interazione e sussidiarietà tra il mondo culturale nel suo complesso e le strutture demandate alla formazione, allacciando sinergie che superino il confine della sola proposta di spettacolo agli studenti, per porsi quale spazio ulteriore (materiale ed immateriale) al servizio di quanti assolvono al difficile compito di educare.  

 

Il Direttore Artistico
Piero Ferrarini


Sito ufficiale del Teatro Dehon di Bologna

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